La piccola morte che uccide la mente

Qualche mese fa, durante un seminario dedicato proprio al tema della paura, mi è capitato di vedere questo spezzone tratto dal film Dune di David Lynch, che meriterebbe di essere guardato e meditato ogni mattina prima di connettersi a internet o aprire qualsiasi giornale ed essere subissati da notizie ferali.

Per chi conosce il romanzo di Frank Herbert, la scena è nota: il giovane Paul Atreides viene invitato a infilare la mano in una scatola e si convince di sentirla bruciare, ma è semplicemente “dolore indotto dai nervi” e dalle parole della Reverenda Madre. Ed è altrettanto celebre anche il mantra che il protagonista ripete a sé stesso, che contiene una verità assoluta: “La paura uccide la mente“.

Ora, immaginiamo che quella scatola siano i media e che al posto della mano ci sia la nostra testa. È un’immagine abbastanza eloquente di quanto le nostre menti friggano quotidianamente e di come la paura sia in grado di autogenerare nelle nostre menti le conseguenze di ciò che temiamo? Ciò, ovviamente, non significa che non esistano in assoluto i pericoli (del resto Paul si troverà a recitare il mantra in situazioni molto più reali), ma l’unico modo per affrontarli è non farsi uccidere la mente.

Per i più coraggiosi – e solo per loro – invito a meditare anche sulla versione originale del testo di Frank Herbert, che nella seconda parte è differente e invitano a fare un passo ulteriore:

Non devo avere paura. La paura uccide la mente.
La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale.
Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

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